TRANSUMANZA & SENTIERI CULTURALI
Catena costiera: tra i monti e il mare.

La catena costiera dal punto di vista squisitamente paesaggistico, presenta morbide dorsali selvose senza particolare spicco di cime ( Monte Cocuzzo 1541 m.). Affascinante mistero geologico, dallíossatura granitico-cristallina, riassume in sÈ tutti i caratteri delle unit‡ ìalpineî senza che vi manchino quelle ì appenninicheî ( Terme Luigiane, Monte Cocuzzo, Monte Lucerna, Capo Coreca). Il Parco Naturale del Monte CalÚria, confinante col gruppo montuoso della Montea, evidenzia il passaggio dallíaspra natura dellíOrsomarso alle forme pi˘ dolci ed arrotondate della Serra Pantalonata e del Cozzo Cervello.
Tra questi rilievi si aprono talvolta piccoli laghi naturali, gli unici dellíintera regione ( i grandi laghi della Calabria sono, infatti, tutti artificiali), Laghicello e Lago dei due uomini, importanti perchÈ ospitano il Tritone Alpino, una specie di tritone molto raro. Settanta chilometri allíincirca di costa, caratterizzata da un clima oceanico e che presenta una vastissima gamma di ecosistemi naturali, subnaturali e antropizzati, ricadenti nel bioma delle caducifoglie con un climax ( ossia un assetto ottimale) a Quercia Castagnara ( Quercus virgiliana) nelle zone pi˘ basse, ed una a Faggio ( Fagus sylvatica) in quelle sommitali.
Al di sopra dei 650-700 m. si assiste al passaggio dalla quercia castagnara al Cerro (Quercus cerris) e verso i 900-1000 m. avviene il passaggio al faggio.
Il termine ìWolkenwaldî o foresta nebbiosa descrive e giustifica líecosistema faggeta. Nel dialetto locale si usa líespressione ì neglie maiulineî (tratto da "Foreste di Calabria").
I Monti dell'Orsomarso. Wilderness di Calabria.
Affascinante già per l'etimologia del nome, non è chiaro se derivi da un fatto il morso di un orso o da un nome di persona Ursus Martius, il massiccio dellíOrsomarso costituisce una delle ultime selve primigenie. La parte più settentrionale è impreziosita dalle valli del fiume Lao e del torrente Argentino ( Riserve Naturali dello Stato). Il massiccio, con le sue più alte cime Monte Pellegrino 1987 m., Monte La Mula 1935 m., Monte Montea 1785 m. e Monte La Caccia 1744 m., costituisce l'estrema propaggine della Catena Appenninica con i suoi primi contrafforti rocciosi.
Fiumi da guadare, macchie impenetrabili in cui districarsi, pendici scoscese da risalire, spaventosi burroni da evitare, tutto ciò ed ancora canyon e gole fluviali da ammirare. All'epoca dei greci della Sybaris, esse costituivano le vie istmiche che consentivano il commercio con il Mediterraneo Occidentale.
La sua natura geologica calcareo-dolomitica, in pieno dominio del faggio, costituisce un vero e proprio caleidoscopio forestale con alberi colossali: Castagni, Aceri, Lecci e Pini Loricati. Una fauna selvatica preziosissima: caprioli autoctoni; aquila reale, picchio nero, il lupo ( circa 40 esemplari protetti), gufi reali, ecc.
Nelle grotte che costellano le pendici del Lao ( il Raganello al Pollino ed il Lao allíOrsomarso), si trovano i segni di quella formidabile epopea di ascetismo bizantino. Sono stati rinvenuti anche plastici graffiti risalenti al paleolitico (Grotta del Romito) come il Boss primigenius. Altrettanto interessanti i monumenti di pietra formatisi nei secoli per meccanica azione dei venti e delle piogge: un grande testone riverso Pietra Portusata, o la Tavola dei Briganti e poi torrioni, guglie ed obelischi!( tratto da "Foreste di Calabria")
Pollino: i monti del Dio Apollo.
tradizioni, riti e costumi di popoli dalla cultura millenaria ( centri storici di interesse medievale, chiese rurali, eremi e santuari). Si parte da Campotenese ( o Campo di Temesa), per arrivare ai Piani di Ruggiu, ampio pianoro carsico, sede di un antico lago glaciale e testimone di un tempo geologico passato. Dal Colle dell'Impiso, si raggiungono i Piani del Pollino, dalle tipiche connotazioni alpine, circondati da un anfiteatro naturale di straordinaria bellezza, costituisce il cuore del Parco Nazionale del Pollino, da dove si raggiungono inoltre le più importanti cime del massiccio: Serra di Crispo (2053 m.), Serra delle Ciavole (2127 m.), Monte Pollino (2248 m.) e Serra Dolcedorme (2267 m.).Sulla parte alta dei piani, in prossimità della Grande Porta del Pollino, síincontrano gli ultimi maestosi pini loricati, tenacemente aggrappati a spuntoni di rocce, inaccessibili, e testimoni delle glaciazioni quaternarie.
Nei comuni di Cerchiara di Calabria, San Lorenzo Bellizzi e Civita, sono concentrate le aree speleologiche più interessanti, come l'abisso del Bifurto, 683 m. di profondità, o la Grotta del Gufo, in parte ancora inesplorata, o la Grotta delle Ninfee, da dove sgorga acqua sulfurea a 50 gradi (tratto da "Foreste di Calabria").
Il Territorio

